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Un viaggio nel viaggio: il Castello D’Albertis di Genova

Categoria: 
cultura

Oh giovani italiani, che avete salute, tempo e denaro, viaggiate, viaggiate senza aspettare l’età della prudenza forzata, degli acciacchi e del rimpianto. Abbandonate il vostro paese durante le umide, le fredde e uggiose giornate di novembre e dicembre, rincorrete il sole che vi fugge, riafferratelo, chè a tanto equivale un viaggio alle terre da mezzogiorno.” (Enrico Alberto d’Albertis)

Una raccolta di ricordi, emblema di una vita ricca di viaggi e passioni, per mare e per terra: il Castello del capitano d’Albertis è la storia di un esploratore, un viaggiatore, un intellettuale a tutto tondo, uno studioso di pesci, mari e piante, appassionato di caccia, di meridiane, un collezionista e un curioso.
Un luogo speciale in cui si arriva in un modo altrettanto speciale: vicino alla Stazione di Principe, l’ascensore Montegalletto è un impianto orizzontale-verticale integrato che in pochi minuti raggiunge il Castello e il cuore della collina da cui prende il nome.

In una posizione privilegiata, il castello domina dall’alto Genova e il suo porto ed è circondato da un parco romantico abbellito da grotte artificiali e giochi d’acqua, mura merlate e piante esotiche provenienti da ogni angolo del mondo, un luogo ideale per un pic-nic a due passi dal centro.
Riaperto nel 2004 dopo un lungo restauro, il castello sorge su un bastione cinquecentesco e oltre alla dimora del capitano e le sue collezioni ospita il Museo delle Culture del Mondo e il Museo delle Musiche dei Popoli, e dal 2008 include una sezione permanente dedicata all’Etnomedicina.
Il percorso espositivo si snoda su tre piani: dai suoi tre giri intorno al mondo dal periplo dell’Africa e dalla traversata dell’atlantico sulla rotta di Cristoforo Colombo, il capitano ha raccolto oggetti di ogni specie e natura e ha scattato migliaia di fotografie, regalando ai visitatori del Museo la possibilità di osservare il suo punto di vista.

Trofei coloniali e Wunderkammern, panoplie d’armi e un salotto turco, le collezioni del capitano segnano la nascita dell’esotismo, dell’antropologia e delle scienze etnologiche: un viaggio alla scoperta del mondo, ma anche e soprattutto di se stessi.
“Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone.” (John Steinbeck)